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11 ottobre

Whatever Works







Visto?? Io sono l'unico ad avere una visione d'insieme.
Ecco quello che chiamano Genio.

Woody Allen



 




ß         
 






20 luglio

KARLO VIVE




"20/07/2001 - Genova - Piazza Alimonda -

Il popolo della sinistra non dimentica, e continua a chiedere giustizia"

(Nichi Vendola)






Genova, quella giornata di luglio d'un caldo torrido d'Africa nera. Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera. Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini: Sudore&Rabbia. Facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia. Ma poco più lontano un pensionato ed un vecchio cane guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare; una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini. Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere, piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere, la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza, sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza. Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione, Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo. E l'attimo, per un istante, resta sospeso, appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso.
Marionette si muovono cercando alibi per quelle vite dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore, ma come quella vita giovane spenta, Genova muore. Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene ?? Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene. Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione, dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione, come ci fosse un modo - uno soltanto - per riportare una vita troncata, tutta una vita da immaginare.

Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare, c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare. La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda. Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.
La salvia splendens luccica, copre un'aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita.


Resta, amara e indelebile,
la traccia aperta di una ferita.
(Francesco Guccini)


ß






15 luglio

ThisIsTheModernWorld _ ßond music @housecafè _ sabato31ottobre

3




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happyhour
dalle 18oo per tutta la notte


DONT YOU DARE MISS IT !!








ßond                           








05 aprile

ThisIsTheModernWorld _ ßond djset _ Venerdì10 @housecafe






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DONT YOU DARE MISS IT !!







ßond                           





04 marzo

Demiglioner




«La storia a forte tinta der meiio fico d’india»


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chenfatti astofirm cestà uregazzetto morto defame che và da geriscotto corbarbone e anche umpo’ infamone evvò vince i miiardi allora nermentre ermorto defame gioca sericorda decuanno era piccoletto e era mortissimo de fame decuanno faceva erbagno nella iacuzzi marone de cuanno inzieme arfratello sòla faceva dellavventureincredibbili e morto tristi e nermentre lui risponne sempre e vince i miioni eppoi se ricorda se ricorda se ricorda enfatti poi ancerto momento incontra uno cattivissimo che ampischello amicho loro ie dice anvedi che voce! e erpischello ie risponne anvedi! e e ercattivissimo ie dice anvedi che?
sto ascherzà! eppoi allora erpischello morto defame riesce assarvasse da stavita nfame perché è ngrifato de na pischella chenfatti cuanno che sei ngrifato riesci a sopravvive sempre e riesci assuperà lostacoli più ostacolissimi chenfatti poi erfratello se fa la iacuzzi coi sordi emmore nermentre chellui vince e sengifa sempre deppiù.

micuggino è ummorto defame mapperò è ingrifatissimo ma chissà per cuale oscuro misterio è rimasto

ummorto defame.



Johnny Palomba                            





02 gennaio

Cinqüenta Ves La Historia Me Absolverá






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C'è un'ipotesi migliore
per cui battersi
e morire
e non credere a chi dice di no.


Perché c'è.







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Termino la mia difesa, però non lo farò come fanno sempre tutti gli avvocati, chiedendo la libertà del difeso; non posso chiederla quando i miei compagni stanno soffrendo nell'Isola dei Pini in una prigionia ignobile. Inviatemi insieme a loro a condividere la loro sorte, è concepibile che gli uomini che hanno onore siano morti o prigionieri in una repubblica dove è presidente un criminale e un ladro.

Ai Signori Giudici, la mia sincera gratitudine per avermi permesso di esprimermi liberamente senza meschine coazioni [...] Resta tuttavia all'Udienza un problema più grave: qui stanno le cause iniziate per i settanta omicidi, cioè per il più grande massacro che abbiamo conosciuto, e i colpevoli restano liberi con l'arma in mano che è una minaccia perenne per la vita dei cittadini; se non cade sopra di essi tutto il peso della legge, per codardia o perché ve lo impediscono, e non rinunciano in pieno tutti i giudici, io ho pietà della vostra dignità e compassione per la macchia senza precedenti che cadrà sopra il Potere Giuridico.

 

In quanto a me so che il carcere sarà duro come non lo è mai stato per nessuno, pieno di minacce, di vile e codardo rancore, però non lo temo, così come non temo la furia del tiranno miserabile che ha preso la vita a settanta fratelli miei.

 

Condannatemi, non importa,
la Storia mi assolverà.








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1 aprile 1965

Cari vecchi,

Sento di nuovo sotto i talloni i fianchi di Ronzinante, riprendo la strada, scudo al braccio.

Sono quasi dieci anni che vi ho scritto una lettera d'addio. Se ricordo bene, mi lamentavo di non essere un soldato migliore e un miglior medico; medico, non m'interessa più, e come soldato non sono poi così male.

Non è cambiato nulla di fondamentale, se non che sono molto più consapevole, che
il mio marxismo si è approfondito e decantato. Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che vogliono liberarsi, e sono coerente con ciò che credo.
Molti mi tratteranno come un avventuriero, e lo sono, ma di un genere diverso, e di quelli che rischiano la pelle per difendere le proprie convinzioni.

Può darsi che stavolta sia l'ultima. Non la cerco, ma è nel calcolo logico delle probabilità. Se così fosse, vi abbraccio per l'ultima volta.

Vi ho amati molto, ma non ho saputo dar voce alla mia tenerezza.

Nei miei atti sono molto rigido e credo che talvolta non mi abbiate capito. È vero,
non era facile capirmi. Oggi, semplicemente credetemi.

Adesso, una volontà che ho affinato con gusto d'artista sosterrà le mie gambe molli
e i polmoni affaticati. Andrò fino in fondo.

Ricordatevi di tanto in tanto di questo piccolo condottiero del XX secolo. Un bacio a Celia, a Roberto, Juan, Martín e Patotín, a Beatriz, a tutti. Vi abbraccio, vostro figlio prodigo e recalcitrante,














Leggilo Tutto [ Castro ]
Leggilo Tutto [ Guevara ]

30 dicembre

Wait till tomorrow, You'll be fine






I never had a lover

I never had soul

And I never had a good time

I never got gold




29 dicembre

Toglie Il Muschio Dal Letto Del Fiume








Una volta sono stato seduto al tavolino di un bar per duecentottanta minuti ( e non avevo neanche un pettine ).
Mi piaceva allacciarmi le scarpe, ma la scarpa sinistra la tenevo sempre sul piede sinistro.
Così fan tutte.
Ad un punto certo un vecchio si sedette al mio tavolo:
« Quando scopri di esser solo,

puoi capire che non è poi così brutto

ascoltando reiterate volte Like A Rolling Stone. »
Boia..


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Ho dilapidato un patrimonio offrendogli a bere.
Eh, son cose..







24 dicembre

Scova L'Intruso

Capodanno in piazza: gli "Absolute Beginners"

San Benedetto del Tronto | Saranno tre le band locali che si susseguiranno nel palco allestito per la notte di Capodanno. Oggi presentiamo il primo gruppo: gli Absolute Beginners.

di Francesca Poli

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Gli Absolute Beginners

Ormai si contano i giorni per l'avvento del nuovo anno. Tutto è organizzato e la cittadina rivierasca per festeggiare il 2009 ha pensato ad un "Capodanno in piazza" in cui la parola "locale" la farà da protagonista. Infatti l'amministrazione comunale, in collaborazione con l' AssoArtisti, per far fronte ad un budjet forse limitato e per riqualificare e premiare l'impegno di giovani musicisti capaci e senza nulla invidiare ai big della canzone, ha pensato di mettere sul palco giovanissime band marchigiane che intratterranno con la loro musica, tutti coloro che parteciperanno ai festeggiamenti della notte più folle dell'anno.

I primi a salire sul palco saranno gli Absolute Beginners, gruppo indiepoprocksoulfunkyjam, nato ufficialmente nel 2006. Cure, Blur, Oasis, Embrice [ non l'elemento in laterizio per la copertura di tetti costituito da una lastra trapezoidale con i bordi dei lati obliqui rialzati, bensì gli Embrace, noto gruppo dalla gloriosa Albione, che ha portato alla ribalta un pezzo scritto da Chris Martin, ndß ], James Brown, Kula Shaker, The Beach Boys, Dave Matthews Band, Who: questi, e tanti altri artisti, ispirano la composizione e l'arrangiamento musicale di Daniele Incicco (voce, piano, chitarra), Fabio Giorlando (chitarra solista), Simone Incicco (basso), Cristiano Ascolani (cori, sax) Fabio Del Zompo (cori, tromba) e Simone Biancucci (batteria, percussioni).

Brani in lingua inglese tratti dal loro EP del 2007 registarto presso "Supersuono Studios" di Ascoli: un repertorio di canzoni ricche di originalità e musicalmente molto piacevoli, in grado di coinvolgere lo spettatore.

La band ha partecipato, nel Dicembre del 2007, all'edizione invernale del Music Village a Montecampione (BS), ma il palco di San Benedetto è tutta un'altra storia: "E' la prima volta che suoniamo in un'occasione così importante - racconta il leader Daniele Incicco - siamo onorati e speriamo davvero di fare una bella figura". Per l'esibizione live il gruppo suonerà brani per lo più rock tra cui pezzi inediti, scritti da Daniele, e cover.

23/12/2008





09 dicembre

Bevilo Tutto Tutto Tutto





Sabato    13    Dicembre

Happy Hour



dalle 17:00 in poi

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Live @

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+

ß๏nd   dj set
( rock _ indie _ northern soul )


INGRESS0 GRATUIT0
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AccorreteNumerosi






23 novembre

Eppure Soffia..








 


non si uccide la vita
LaMemoriaResta





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Sandro Curzi ( 1930 - 2008 )
Buon viaggio, Compagno.





aLe







20 novembre

QuessiPistano












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Catch Them
( if you can )








v
aLe






PS:                              
     and i promise cross my heart
     they ll never catch us
     but if they do
     just tell them it was me





16 novembre

Comin'In From The Cold



bulògn, November 14th




R
ivoglio il princìpio. Ecco cosa m'interessa: vedere dove tutto è cominciato. Dove nasce la paure di un'altra Hiroshima, la voglia di infinite Stalingrado, la ricerca di una nuova combo tipo panennutella, la speranza di riuscire a distorcere la mia chitarra più di quanto faccia Canali. L'inizio, inzomma !! Come il primo giorno di scuola, borghese e gentiliana che sia. Quando, dopo l'estate tutta H2O-e-turiste, tiri le somme e fai progetti. Come Back September. Solo che poi ti si stucca la corda del Mi cantino e devi prendere la vecchia acustica amplificata artigianalmente dal tu'babbo. Quella che gracchia sempre, tranne quando becchi la nota giusta, boia: quella che dà inizio alla melodia. Appunto. L'inizio. L'overture.

E allora ripensi ai fossi con le rane, alle rane con le Marlboro in bocca, alle Marlboro con il filtro rotto, alle SpiaggeDeturpate&Bonificate&Fredde che ci proteggevano, e dove l'ho baciata per la prima volta. La Marlboro, s'intende. Ai letti emiliani pagati con un Chianti. Ai discorsi su esoteria ed uranio impoverito. E poi ti fai un thè con i Grandaddy in sottofondo, chiedendoti se il bottegaio in fondo alla via possa mai conoscere Mark Lanegan. Beh, da uno che ha una foto con Steve Marriott ci si può aspettare questo ed altro.
Perché sembri così triste e abbandonata ??Allora accendi MTV e ti guardi gli Awards di turno, ché io non guardo solo tierrelle. C'è sempre la Aguilera. Ma quanti vibratori di amianto avrà usato la Aguilera per diventare così stupida ?? Di più.

Non dormirai, comuqnue, sappilo. C'è una sala d'attesa che, in quanto tale, t'aspetta. E c'era una volta Genova, prima che un'ala piccola la mettesse in mezzo dalla destra, con quel faccino un po' così, quell'espressione un po' così.
E Massimo Coppola continuano a cagarlo in pochi. Potremmo taroccarlo su myspace..


Sento che domani andrò al pronto soccorso per un day hospital: non allarmarti, il mio pacemaker sta bene. Ma devo cambiare l'acqua ai miei pesci nuovi. Devo cambiare l'acqua ai pesci, quindi..



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So I Can Get Mine
And You Get Yours





v
aLe






PS:                        
     tu quando hai ventanni
     sei uno stronzo
     auguriP





UPDATE 20112008
15 novembre

Oltre Ogni Ragionevole Dubbio ??






«
L ei nasconde la mano !!

L'ho vista, lei è uno che nasconde la mano. Magari lancia il sasso, però poi nasconde la mano. Non la nasconda più la mano, non è più il tempo di nascondere la mano. Anch'io una volta ero come lei: lanciavo il sasso e nascondevo la mano, lanciavo il sasso e poi nascondevo la mano. Perché se uno lancia un sasso poi può rompre un vetro, per esempio, e allora è meglio nascondere la mano. Oppure può addirittura rompere una testa, allora è meglio nasconderla, la mano. Però io la nascondevo sempre, sta mano: lanciavo il sasso e nascondevo la mano, lanciavo il sasso e nascondevo la mano, ormai era un riflesso condizionato, cioè, capito, una cosa automatica, naturale; e anche se non rompevo niente, io, nascondevo la mano. Per sessant'anni abbiamo nascoto la mano, sempre a lanciare sassi - e quanti ne abbiamo lanciati !! e quante volte l'abbiam nascosta, sta mano !!

M a adesso non è più il tempo di nascondere la mano, adesso io - guardi me - lancio il sasso.. Image Hosted by ImageShack.us e poi mostro la mano, mi capisce ?? Lancio il sasso.. e mostro la mano, lancio il sasso.. e mostro la mano. Siamo tanti adesso, sa ?? Non è mica più come prima che eravamo pochi, nacosti, fuggitivi. Metta per esmpio, non so, magari.. un Ministro, magari, ecco, un Ministro. Magari.. magari un Ministro importante, un Ministro della Difesa, magari. Magari in un giorno particolare, una celebrazione, tipo per esempio magari l'8 Settembre, il giorno dell'Armistizio, magari. Magari questo ministro della Difesa sta ad un passo dal Presidente della Repubblica e magari in quel momento, magari, il Ministro dice che anche i fascisti di Salò, in fondo, alla maniera loro, erano dei patrioti, capisce ?? Lancia il sasso.. e mostra la mano, capisce ?? Lancia il sasso.. e mostra la mano. Oppure magari.. magari un Senatore, ecco. Un Senatore del Senato della Repubblica, uno che magari c'ha avuto anche dei problemi con la giustizia, robba di mafia magari. Magari in televisione, ecco, magari il conduttore di quella trasmissione dov'è ospite magari, magari è un vecchio massone, della P2 magari, e magari mentre stanno lì che parlano di mafia magari a un certo punto quel Senatore cosa fa ?? Dice che Mussolini era un grande statista. E che bisognerebbe riscrivere i libri di storia. Capisce ?? Anche lui: lancia il sasso.. e mostra la mano, lancia il sasso.. e mostra la mano. Oppure magari in maniera trasversale uno sportivo - che gli sportivi stanno simpatici a tutti, no ?? Gli sportivi !! Magari un calciatore eh, magari uno che è un portiere, ecco diciamo un portiere. Magari il portiere di una squadra di serie A, una squadra importante, magari il portiere della squadra del Presidente del Consiglio, che a un certo punto, durante un'intervista, dice che in fondo lui si sente vicino ai valori del fascismo. Capisce ?? Pure lui: lancia il sasso.. e mostra la mano, lancia il sasso.. e mostra la mano, capisce ?? Ma magari proprio in quei giorni lì, in cui il Presidente del Consiglio sta lì che cincischia, che fa le battute sul colore della pelle del Presidente americano, magari un altro, un Senatore a vita, un ex Presidente della Repubblica dà un consiglio al ministro degli interni e gli dice di fare come fece lui tanti anni fa, ovvero sia di picchiare gli studenti !! Capisce ?? Questo non solo lancia il sasso e mostra la mano, ma si rivendica pure le sassate di trent'anni prima.

L ei magari adesso è perplesso, eh. Io le sto facendo sto discorso e lei, lei magari penserà che è un po' eccessivo, estremista.. Fascista. Ecco, diciamola sta parola, le parole ci stanno per essere usate. Lei magari penserà che questo è un discorso fascista. A noi ci chiamano così, ci chiamano fascisti ci chiamano, d'altra parte. Ma ci chiamano fascisti e pensano che sia un ingiuria, un'offesa. Ma noi invece, noi siamo tranquilli, siamo: sa perché siamo tranquilli ?? Siamo tranquilli perché sappiamo perfettamente che l'Italia è come una persona, come un uomo, come un corpo: che ha bisogno della destra e della sinistra. Di entrambe. Che se ne mancasse una quel corpo che è l'Italia sarebbe un corpo monco, un poveraccio. Ma in tanti anni abbiamo capito pure che è vero, sì, che servono due mani, ma non è indispensabile che siano due mani differenti. Capisce ?? E così da un po' di tempo stiamo lavorando affinché questo corpo che è l'Italia non abbia più due mani differenti, bensì Due Destre. Mi capisce ?? E con due destre chissà che belle sassate che vengono fuori !!
Per questo le dico: lanci, lanci il sasso.. ma poi..


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..mostri la mano »

Ascanio Celestini
Parla Con Me


v
aLe





PS:                         
     andato a vedere le luci
     della centrale Lettri Ka.
     grazie ale
     grazie rosa






12 novembre

theChangingBond









Mesi&Mesi che non mi addormento lo stesso giorno in cui mi son svegliato.
Beh, in una percezione dionisiaca della psiche, parlare di ciò si traduce - almeno per Jung - in
sincronicità.
E fra una luckystrike e l'altra se ne è andata la mia infanzia.


The more I see, the more I know.
The more I know, The Less I Understand.


D'altronde l'etica è il Gusto con cui applico la morale al mio vissuto, no ??








vaLe






PS:                              
     signore è stata una svista
     abbi un occhio di riguardo
     per il tuo chitarrista
    





11 novembre

ilVernacoliere



Crisi Nera
DIMEZZATE ANCHE LE SEGHE

Il diffusissimo prodotto è in calo del 54%.

Berlusca minimizza:
« Gli italiani c'hanno bbone mani !!»



vaLe             







06 novembre

and the stars refuse to shine for you..




 e quindi uscimmo a riveder le stelle 

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vaLe









05 novembre

Say You Will ( owero The.Third.Hope. 2.0 )




Questa sera, dopo cinquantaquattro combattutissime sfide, la nostra stagione delle primarie si è finalmente conclusa. Sono passati sedici mesi da quando ci siamo riuniti per la prima volta, sui gradini del vecchio palazzo del Parlamento statale dell'Illinois, a Springfield. Abbiamo percorso migliaia di miglia. Abbiamo ascoltato milioni di voci. E grazie a quello che voi avete detto, grazie al fatto che voi avete deciso che a Washington deve arrivare il cambiamento, grazie al fatto che voi avete creduto che quest'anno dovrà essere diverso da tutti gli altri anni, grazie al fatto che voi avete scelto di dare ascolto non ai vostri dubbi o alle vostre paure ma alle vostre speranze e aspirazioni più grandi, questa notte noi scriviamo la parola fine di uno storico viaggio con l'inizio di un altro viaggio, un viaggio che porterà un'alba nuova e migliore per l'America. Questa notte, io posso venire da voi e dire che sarò il candidato del Partito democratico alla presidenza degli Stati Uniti.

Voglio ringraziare tutti gli americani che sono stati al nostro fianco nel corso di questa campagna, nei giorni belli e nei giorni brutti; dalle nevi dello Iowa, al sole del South Dakota. E questa sera voglio ringraziare anche gli uomini e le donne che hanno intrapreso questo viaggio con me, candidandosi anche loro per la presidenza.

In questo momento decisivo per la nostra nazione, noi dobbiamo essere orgogliosi che il nostro partito sia stato capace di schierare un gruppo di persone fra le più brillanti e competenti che abbiano mai concorso a questo incarico. Non mi sono limitato a competere con loro come avversari, ho imparato da loro, come amici, come servitori dello Stato e come patrioti che amano l'America e sono disposti a lavorare senza risparmio per rendere migliore questo Paese. Loro sono dei leader di questo partito e sono leader su cui l'America farà conto negli anni a venire.

Tutto questo vale in particolare per la candidata che questo viaggio lo ha prolungato più di chiunque altro. La senatrice Hillary Clinton ha scritto la storia, in questa campagna elettorale, non soltanto perché è una donna che ha saputo fare quello che nessuna donna aveva fatto prima, ma perché è una leader capace di dare l'esempio a milioni di americani con la sua forza, il suo coraggio e il suo impegno in favore di quelle cause che ci hanno condotto qui questa sera.

Certamente ci sono state delle divergenze tra di noi negli ultimi sedici mesi. Ma avendo condiviso il palcoscenico con lei in molte occasioni, posso dirvi che quello che spinge Hillary Clinton ad alzarsi ogni mattina – anche quando ci sono poche speranze – è esattamente quello che spinse lei e Bill Clinton a partecipare alla loro prima campagna elettorale, tantissimi anni fa; è quello che la spinse a lavorare per il Children's Defense Fund e a condurre la sua battaglia per la riforma sanitaria quando era first lady; è quello che l'ha portata al Senato degli Stati Uniti e ha dato forza alla sua campagna presidenziale, capace di rompere gli schemi: un desiderio incrollabile di migliorare la vita dei comuni cittadini di questo Paese, per quanto difficile possa essere quest'impresa. Ed è indubbio che quando finalmente avremo vinto la battaglia per un'assistenza sanitaria per tutti in questo Paese, il suo ruolo in quella vittoria sarà stato fondamentale. Quando trasformeremo la nostra politica energetica e sottrarremo i nostri figli alla morsa della povertà, ci riusciremo perché lei ha lavorato perché questo accadesse. Il nostro partito e il nostro Paese sono migliori grazie a lei, e io sono un candidato migliore per aver avuto l'onore di competere con Hillary Rodham Clinton.

C'è chi dice che queste primarie ci hanno lasciati un po' più deboli e un po' più divisi. Ebbene, io dico che grazie a queste primarie ci sono milioni di americani che per la prima volta in assoluto hanno espresso un voto. Ci sono elettori indipendenti ed elettori repubblicani che comprendono che in queste elezioni non si decide solamente quale partito governerà a Washington, ma si decide sulla necessità di cambiare a Washington. Ci sono giovani, afroamericani, ispanici e donne di tutte le età che sono andati a votare in massa, con numeri che hanno battuto tutti i record e hanno dato l'esempio a una nazione intera.

Tutti voi avete scelto di sostenere un candidato in cui credete profondamente. Ma in fin dei conti, non siamo noi la ragione per la quale siete usciti di casa e avete aspettato, con file che si stendevano per isolati interi, per votare e far sentire la vostra voce. Non lo avete fatto per me, o per la senatrice Clinton o per chiunque altro. Lo avete fatto perché sapete nel profondo del vostro cuore che in questo momento – un momento che sarà decisivo per una generazione intera – non possiamo permetterci di continuare a fare quello che abbiamo fatto. Abbiamo il dovere di dare ai nostri figli un futuro migliore. Abbiamo il dovere di dare al nostro Paese un futuro migliore. E per tutti coloro che questa notte sognano questo futuro, io dico: cominciamo a lavorare insieme. Uniamoci in uno sforzo comune per tracciare una nuova rotta per l'America.



Tra pochissimi mesi, il Partito repubblicano arriverà qui a St. Paul, per la sua convention, con un programma diversissimo. Verranno qui per nominare come candidato alla presidenza John McCain, un uomo che ha servito questo Paese eroicamente. Io rendo onore a quello che ha fatto sotto le armi, e rispetto i tanti risultati che ha ottenuto, anche se lui sceglie di negare i miei. Non è sul piano personale che sono in disaccordo con lui: sono in disaccordo con le misure che ha proposto in questa campagna.

Perché se da un lato John McCain può legittimamente rivendicare momenti di indipendenza dal suo partito in passato, non è questa indipendenza il tratto distintivo della sua campagna presidenziale.

Non è cambiamento se John McCain ha deciso di schierarsi dalla parte di George Bush nel novantanove per cento dei casi, come ha fatto in Senato lo scorso anno. Non è cambiamento quando ci offre altri quattro anni delle politiche economiche di Bush, che non sono riuscite a creare posti di lavoro ben pagati, o ad assicurare i nostri lavoratori, o ad aiutare gli americani a sostenere i costi sempre più alti dell'università; politiche che hanno fatto calare il reddito reale delle famiglie medie americane, che hanno allargato il divario tra il grande capitale e le piccole e medie imprese e hanno lasciato ai nostri figli un debito colossale.

E non è cambiamento quando promette di proseguire, in Iraq, sulla strada di una politica che chiede tutto ai valorosi soldati, uomini e donne, che servono nelle nostre forze armate, e non chiede nulla ai politici iracheni, una politica in cui tutto quello che cerchiamo di ottenere sono ragioni per rimanere in Iraq, mentre spendiamo miliardi di dollari al mese in una guerra che non serve nel modo più assoluto a rendere il popolo americano più sicuro. Vi dirò una cosa: ci sono molte parole per definire il tentativo di John McCain di spacciare la sua acquiescenza alle politiche di Bush come una scelta di novità e imparzialità. «Cambiamento», però, non è tra queste.

Cambiamento è una politica estera che non comincia e finisce con una guerra che non avrebbe mai dovuto essere autorizzata e non avrebbe mai dovuto essere scatenata. Non verrò qui a far finta che in Iraq siano rimaste molte opzioni valide a disposizione, ma un'opzione improponibile è quella di lasciare i nostri soldati in quel Paese per i prossimi cent'anni, specialmente in un momento in cui le nostre forze armate sono al limite delle loro possibilità, la nostra nazione è isolata e quasi tutte le altre minacce che gravano sull'America vengono ignorate.

Dovremo essere tanto accorti nell'uscire dall'Iraq quanto poco accorti siamo stati nell'entrarvi, ma dobbiamo cominciare ad andarcene. È tempo che gli iracheni si assumano la responsabilità del loro futuro. È tempo di ricostruire le nostre forze armate e dare ai nostri veterani l'assistenza di cui hanno bisogno e le indennità che meritano, quando fanno ritorno a casa. È tempo di tornare a concentrare i nostri sforzi sulla leadership di al-Qaida e sull'Afghanistan, e di unire il mondo per combattere le minacce comuni del XXI secolo: il terrorismo e le armi nucleari, i cambiamenti climatici e la povertà, i genocidi e le malattie. Questo è il cambiamento.

Cambiamento è capire che per affrontare le minacce dei nostri giorni non basta la nostra potenza di fuoco, ma serve anche la forza della nostra diplomazia, una diplomazia decisa e diretta, in cui il presidente degli Stati Uniti non abbia paura di far sapere a qualsiasi dittatorucolo qual è la posizione dell'America e per che cosa si batte l'America. Dobbiamo tornare ad avere il coraggio e la convinzione per guidare il mondo libero. Questa è l'eredità di Roosevelt, e di Truman, e di Kennedy. Questo è quello che vuole il popolo americano. Questo è il cambiamento.

Cambiamento è costruire un'economia che non ricompensi soltanto i ricchi, ma il lavoro e i lavoratori che l'hanno creata. È comprendere che le difficoltà che devono affrontare le famiglie dei lavoratori non possono essere risolte spendendo miliardi di dollari in altri sgravi fiscali per le grandi aziende e per i ricchi supermanager, ma offrendo uno sgravio fiscale alla classe media, e investendo nelle nostre infrastrutture fatiscenti, e cambiando il modo di usare l'energia, e migliorando le nostre scuole, e rinnovando il nostro impegno in favore della scienza e dell'innovazione. È comprendere che rigore di bilancio e prosperità diffusa possono andare a braccetto, come accadde quando era presidente Bill Clinton.

John McCain ha speso un mucchio di tempo a parlare di viaggi in Iraq, in queste ultime settimane, ma forse se avesse speso un po' di tempo a viaggiare nelle città grandi e piccole che sono state colpite più duramente di tutte da questa economia – nel Michigan, nell'Ohio e proprio qui in Minnesota – comprenderebbe che tipo di cambiamento sta cercando la gente.

Forse se andasse nell'Iowa e incontrasse la studentessa che dopo un giorno intero a seguire le lezioni lavora la notte e nonostante questo non riesce comunque a pagare le cure mediche per una sorella ammalata, capirebbe che lei non può permettersi altri quattro anni di un sistema sanitario che va a vantaggio solo di chi è ricco e sano. Lei ha bisogno che noi approviamo una riforma sanitaria che garantisca un'assicurazione a tutti gli americani che la desiderano, e che faccia scendere il costo dei premi assicurativi per tutte le famiglie che ne abbiano bisogno. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno.


Forse se andasse in Pennsylvania e incontrasse l'uomo che ha perso il suo lavoro ma non ha neanche i soldi per pagarsi la benzina per girare alla ricerca di un altro lavoro, capirebbe che non possiamo permetterci altri quattro anni di dipendenza dal petrolio dei dittatori. Quell'uomo ha bisogno che noi approviamo una politica energetica che insieme alle case automobilistiche migliori i parametri di efficienza energetica dei carburanti, e che faccia in modo che le grandi aziende paghino per l'inquinamento che producono, e che faccia in modo che le compagnie petrolifere investano i loro profitti da record in un futuro di energia pulita; una politica energetica che creerà milioni di nuovi posti di lavoro ben pagati e che non potrà essere delegata ad altri Paesi. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

E forse se avesse passato un po' di tempo nelle scuole della Carolina del Sud o di St. Paul, o dove ha parlato questa sera, a New Orleans, capirebbe che non possiamo permetterci di lesinare soldi per il programma per l'infanzia No Child Left Behind; che è un dovere verso i nostri figli investire nell'istruzione per la prima infanzia, reclutare un esercito di nuovi insegnanti e offrire loro una paga migliore e maggiore sostegno, decidere finalmente che in questa economia globale l'occasione di avere un'istruzione universitaria non dovrebbe essere un privilegio riservato a pochi ricchi, ma un diritto inalienabile di ogni americano. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno in America. È per questo che io corro per la presidenza.

L'altra parte verrà qui a settembre e offrirà una serie di politiche e di posizioni molto diverse, e questo è un dibattito che io aspetto con impazienza. È un dibattito che il popolo americano si merita. Ma quello che non si merita è un'altra elezione governata dalla paura, dalla diffamazione e dalla divisione. Quello che non sentirete da questa campagna o da questo partito è quel genere di politica che usa la religione come un elemento di divisione e il patriottismo come una clava, quella politica che vede i nostri avversari non come concorrenti da sfidare ma come nemici da demonizzare. Perché noi possiamo definirci Democratici e Repubblicani, ma siamo prima di tutto americani. Siamo sempre prima di tutto americani.

Nonostante quello che ha detto stasera l'ottimo senatore dell'Arizona, io ho visto molte volte, nei miei vent'anni di vita pubblica, persone di idee e opinioni differenti trovare un terreno d'incontro, e io stesso in molte occasioni ho creato questo terreno d'incontro. Ho camminato sottobraccio con leader di quartiere nel South Side di Chicago, e ho visto stemperarsi le tensioni tra neri, bianchi, e ispanici mentre lottavano insieme per avere un buon lavoro e una buona istruzione. Sono stato seduto a uno stesso tavolo con rappresentanti della magistratura e delle forze dell'ordine e sostenitori dei diritti umani per riformare un sistema della giustizia penale che ha mandato tredici innocenti nel braccio della morte. E ho lavorato insieme ad amici dell'altro partito per garantire un'assicurazione sanitaria a un maggior numero di bambini e uno sgravio fiscale a un maggior numero di famiglie di lavoratori; per frenare la proliferazione delle armi nucleari e per fare in modo che il popolo americano sappia dove vengono spesi i soldi delle sue tasse; e per ridurre l'influenza dei lobbisti che troppo spesso stabiliscono le priorità a Washington.

Nel nostro Paese, io ho scoperto che questa collaborazione non avviene perché siamo d'accordo su ogni cosa, ma perché dietro a tutte le etichette e false divisioni e categorie che ci definiscono, al di là di tutti i battibecchi e le schermaglie politiche a Washington, gli americani sono un popolo onesto, generoso, compassionevole, unito da sfide e speranze comuni. E in certi momenti, è a questa bontà di fondo che si fa appello per tornare a far grande questo Paese.
Così è stato per quel gruppo di patrioti riuniti in una sala a Filadelfia, che dichiararono la formazione di una più perfetta unione; e per tutti coloro che sui campi di battaglia di Gettysburg e di Antietam [luoghi di importanti battaglie della Guerra di secessione, ndt] si impegnarono fino allo spasimo per salvare quella stessa unione.

Così è stato per la più grande delle generazioni, che sconfisse la paura stessa e liberò un continente dalla tirannia facendo di questo Paese una terra di opportunità e prosperità senza limiti.
Così è stato per i lavoratori che hanno tenuto duro nei picchetti; per le donne che hanno infranto il soffitto di cristallo; per i bambini che sfidarono il ponte di Selma [allusione a un famoso episodio delle lotte per i diritti civili degli anni '60, ndt] per la causa della libertà.
Così è stato per ogni generazione che ha affrontato le sfide più grandi, contro ogni speranza, per lasciare ai loro figli un mondo che è migliore, più buono e più giusto.

E così dev'essere per noi.

America, questo è il nostro momento. Questa è il nostro tempo. Il tempo di voltare pagina rispetto alle politica del passato. Il tempo di apportare una nuova energia e nuove idee alle sfide che abbiamo di fronte. Il tempo di offrire una direzione nuova al Paese che amiamo.



Il viaggio sarà difficile. La strada sarà lunga. Io affronto questa sfida con profonda umiltà e consapevolezza dei miei limiti. Ma l'affronto con una fede illimitata nella capacità del popolo americano. Perché se siamo pronti a lavorare per questo obbiettivo, e a lottare per questo obbiettivo, e a credere in questo obbiettivo, allora sono assolutamente certo che le generazioni future potranno guardarsi indietro e dire ai nostri figli che questo fu il momento in cui cominciammo a offrire assistenza sanitaria per gli ammalati e un buon lavoro ai disoccupati; questo fu il momento in cui l'innalzamento dei mari cominciò a rallentare e il nostro pianeta cominciò a guarire; questo fu il momento in cui mettemmo fine a una guerra e garantimmo la sicurezza della nostra nazione e ripristinammo l'immagine dell'America come ultima e migliore speranza per il pianeta. Questo fu il momento – questo fu il tempo – in cui ci unimmo per ricostruire questa grande nazione in modo tale da rispecchiare la nostra vera identità e i nostri più alti ideali. Grazie, che Dio vi benedica e che Dio benedica l'America.





 BarackObama 




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04 novembre

Today's the Day, Tomorrow the Future.








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Una Cosa
È Certa

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Il Futuro È Qui
Comincia Domani ( ?? )








v
aLe





®: ilmanifesto & L'Unità



03 novembre

Before Sunrise



Per La Serie:
Smile. Please, simle. I didn't want to hurt you.



  


ci stanno mandando dei segni

inequivocabili
24 ore per pensarci bene
per dare un senso ad un diritto
per dare un senso ad un dovere

Eh sì che dovremmo votarlo anche noi il presidente degli Stati Uniti, in quanto suoi sudditi.
E io necessito non esser più suddito di caucasici. Cazzo anche cristo era negro.
In quanti vogliono un cambiamento ?? E se lo vorrano, sarà davvero il cambiamento che cerchiamo ??
Di sicuro non lo sapremo se non lo voti-amo. Se qualcuno ha creduto persino in Uolter, allora la strada è spianata.
Ché tuttilocercano tuttilovogliono, ma il problema resta sempre il condominio in Florida.
Sì, quella con Miami. Sì Sì, quella che guarda verso la Bay of Pigs.
E se è vero che quel giorno il vento cambiò, non vedo perché non potrebbe accadere di nuovo.
Sarebbe ora. Qui il cielo era grigio. Era.


Non Piove. Ma è come se.







I've got only one word for You: Tomorrow.


a Madelyn Dunham                    
vaLe