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11 ottobre Whatever Works
ß 20 luglio KARLO VIVE
Genova, quella giornata di luglio d'un caldo torrido d'Africa nera. Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera. Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini: Sudore&Rabbia. Facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia. Ma poco più lontano un pensionato ed un vecchio cane guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare; una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini. Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini. Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere, piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere, la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza, sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza. Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione, Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione. Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia. Si rompe il tempo. E l'attimo, per un istante, resta sospeso, appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso. Marionette si muovono cercando alibi per quelle vite dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite. Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore, ma come quella vita giovane spenta, Genova muore. Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene ?? Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene. Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione, dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione, come ci fosse un modo - uno soltanto - per riportare una vita troncata, tutta una vita da immaginare. Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare, c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare. La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda. Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda. La salvia splendens luccica, copre un'aiuola triangolare, viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare. Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita. Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita. (Francesco Guccini)
04 marzo Demiglioner
«La storia a forte tinta der meiio fico d’india» chenfatti astofirm cestà uregazzetto morto
defame che và da geriscotto corbarbone e anche umpo’ infamone evvò
vince i miiardi allora nermentre ermorto defame gioca sericorda
decuanno era piccoletto e era mortissimo de fame decuanno faceva
erbagno nella iacuzzi marone de cuanno inzieme arfratello sòla faceva
dellavventureincredibbili e morto tristi e nermentre lui risponne
sempre e vince i miioni eppoi se ricorda se ricorda se ricorda enfatti
poi ancerto momento incontra uno cattivissimo che ampischello amicho
loro ie dice anvedi che voce! e erpischello ie risponne anvedi! e e
ercattivissimo ie dice anvedi che? micuggino è ummorto defame mapperò è ingrifatissimo ma chissà per cuale oscuro misterio è rimasto ummorto defame.
02 gennaio Cinqüenta Ves La Historia Me Absolverá
Condannatemi, non importa, la Storia mi assolverà.
Leggilo Tutto [ Castro ] Leggilo Tutto [ Guevara ] 30 dicembre Wait till tomorrow, You'll be fineI never had a lover I never had soul And I never had a good time I never got gold 29 dicembre Toglie Il Muschio Dal Letto Del Fiume
24 dicembre Scova L'IntrusoCapodanno in piazza: gli "Absolute Beginners"San Benedetto del Tronto | Saranno tre le band locali che si susseguiranno nel palco allestito per la notte di Capodanno. Oggi presentiamo il primo gruppo: gli Absolute Beginners. di Francesca Poli Gli Absolute Beginners Ormai si contano i giorni per l'avvento del nuovo anno. Tutto è organizzato e la cittadina rivierasca per festeggiare il 2009 ha pensato ad un "Capodanno in piazza" in cui la parola "locale" la farà da protagonista. Infatti l'amministrazione comunale, in collaborazione con l' AssoArtisti, per far fronte ad un budjet forse limitato e per riqualificare e premiare l'impegno di giovani musicisti capaci e senza nulla invidiare ai big della canzone, ha pensato di mettere sul palco giovanissime band marchigiane che intratterranno con la loro musica, tutti coloro che parteciperanno ai festeggiamenti della notte più folle dell'anno. I primi a salire sul palco saranno gli Absolute Beginners, gruppo indiepoprocksoulfunkyjam, nato ufficialmente nel 2006. Cure, Blur, Oasis, Embrice [ non l'elemento in laterizio per la copertura di tetti costituito da una lastra trapezoidale con i bordi dei lati obliqui rialzati, bensì gli Embrace, noto gruppo dalla gloriosa Albione, che ha portato alla ribalta un pezzo scritto da Chris Martin, ndß ], James Brown, Kula Shaker, The Beach Boys, Dave Matthews Band, Who: questi, e tanti altri artisti, ispirano la composizione e l'arrangiamento musicale di Daniele Incicco (voce, piano, chitarra), Fabio Giorlando (chitarra solista), Simone Incicco (basso), Cristiano Ascolani (cori, sax) Fabio Del Zompo (cori, tromba) e Simone Biancucci (batteria, percussioni). Brani in lingua inglese tratti dal loro EP del 2007 registarto presso "Supersuono Studios" di Ascoli: un repertorio di canzoni ricche di originalità e musicalmente molto piacevoli, in grado di coinvolgere lo spettatore. La band ha partecipato, nel Dicembre del 2007, all'edizione invernale del Music Village a Montecampione (BS), ma il palco di San Benedetto è tutta un'altra storia: "E' la prima volta che suoniamo in un'occasione così importante - racconta il leader Daniele Incicco - siamo onorati e speriamo davvero di fare una bella figura". Per l'esibizione live il gruppo suonerà brani per lo più rock tra cui pezzi inediti, scritti da Daniele, e cover. 23/12/2008
09 dicembre Bevilo Tutto Tutto Tutto23 novembre Eppure Soffia..20 novembre QuessiPistano16 novembre Comin'In From The Cold
PS: tu quando hai ventanni sei uno stronzo auguriP UPDATE 20112008 15 novembre Oltre Ogni Ragionevole Dubbio ??
PS: andato a vedere le luci della centrale Lettri Ka. grazie ale grazie rosa 12 novembre theChangingBond
The more I see, the more I know. The more I know, The Less I Understand.
PS: signore è stata una svista abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista 11 novembre ilVernacoliereCrisi Nera DIMEZZATE ANCHE LE SEGHE Il diffusissimo prodotto è in calo del 54%. Berlusca minimizza: « Gli italiani c'hanno bbone mani !!» vaLe 05 novembre Say You Will ( owero The.Third.Hope. 2.0 )Questa sera, dopo cinquantaquattro combattutissime sfide, la nostra
stagione delle primarie si è finalmente conclusa. Sono passati sedici
mesi da quando ci siamo riuniti per la prima volta, sui gradini del
vecchio palazzo del Parlamento statale dell'Illinois, a Springfield.
Abbiamo percorso migliaia di miglia. Abbiamo ascoltato milioni di voci.
E grazie a quello che voi avete detto, grazie al fatto che voi avete
deciso che a Washington deve arrivare il cambiamento, grazie al fatto
che voi avete creduto che quest'anno dovrà essere diverso da tutti gli
altri anni, grazie al fatto che voi avete scelto di dare ascolto non ai
vostri dubbi o alle vostre paure ma alle vostre speranze e aspirazioni
più grandi, questa notte noi scriviamo la parola fine di uno storico
viaggio con l'inizio di un altro viaggio, un viaggio che porterà
un'alba nuova e migliore per l'America. Questa notte, io posso venire
da voi e dire che sarò il candidato del Partito democratico alla
presidenza degli Stati Uniti. Voglio ringraziare tutti gli americani che sono stati al nostro fianco nel corso di questa campagna, nei giorni belli e nei giorni brutti; dalle nevi dello Iowa, al sole del South Dakota. E questa sera voglio ringraziare anche gli uomini e le donne che hanno intrapreso questo viaggio con me, candidandosi anche loro per la presidenza. In questo momento decisivo per la nostra nazione, noi dobbiamo essere orgogliosi che il nostro partito sia stato capace di schierare un gruppo di persone fra le più brillanti e competenti che abbiano mai concorso a questo incarico. Non mi sono limitato a competere con loro come avversari, ho imparato da loro, come amici, come servitori dello Stato e come patrioti che amano l'America e sono disposti a lavorare senza risparmio per rendere migliore questo Paese. Loro sono dei leader di questo partito e sono leader su cui l'America farà conto negli anni a venire. Tutto questo vale in particolare per la candidata che questo viaggio lo ha prolungato più di chiunque altro. La senatrice Hillary Clinton ha scritto la storia, in questa campagna elettorale, non soltanto perché è una donna che ha saputo fare quello che nessuna donna aveva fatto prima, ma perché è una leader capace di dare l'esempio a milioni di americani con la sua forza, il suo coraggio e il suo impegno in favore di quelle cause che ci hanno condotto qui questa sera. Certamente ci sono state delle divergenze tra di noi negli ultimi sedici mesi. Ma avendo condiviso il palcoscenico con lei in molte occasioni, posso dirvi che quello che spinge Hillary Clinton ad alzarsi ogni mattina – anche quando ci sono poche speranze – è esattamente quello che spinse lei e Bill Clinton a partecipare alla loro prima campagna elettorale, tantissimi anni fa; è quello che la spinse a lavorare per il Children's Defense Fund e a condurre la sua battaglia per la riforma sanitaria quando era first lady; è quello che l'ha portata al Senato degli Stati Uniti e ha dato forza alla sua campagna presidenziale, capace di rompere gli schemi: un desiderio incrollabile di migliorare la vita dei comuni cittadini di questo Paese, per quanto difficile possa essere quest'impresa. Ed è indubbio che quando finalmente avremo vinto la battaglia per un'assistenza sanitaria per tutti in questo Paese, il suo ruolo in quella vittoria sarà stato fondamentale. Quando trasformeremo la nostra politica energetica e sottrarremo i nostri figli alla morsa della povertà, ci riusciremo perché lei ha lavorato perché questo accadesse. Il nostro partito e il nostro Paese sono migliori grazie a lei, e io sono un candidato migliore per aver avuto l'onore di competere con Hillary Rodham Clinton. C'è chi dice che queste primarie ci hanno lasciati un po' più deboli e un po' più divisi. Ebbene, io dico che grazie a queste primarie ci sono milioni di americani che per la prima volta in assoluto hanno espresso un voto. Ci sono elettori indipendenti ed elettori repubblicani che comprendono che in queste elezioni non si decide solamente quale partito governerà a Washington, ma si decide sulla necessità di cambiare a Washington. Ci sono giovani, afroamericani, ispanici e donne di tutte le età che sono andati a votare in massa, con numeri che hanno battuto tutti i record e hanno dato l'esempio a una nazione intera. Tutti voi avete scelto di sostenere un candidato in cui credete profondamente. Ma in fin dei conti, non siamo noi la ragione per la quale siete usciti di casa e avete aspettato, con file che si stendevano per isolati interi, per votare e far sentire la vostra voce. Non lo avete fatto per me, o per la senatrice Clinton o per chiunque altro. Lo avete fatto perché sapete nel profondo del vostro cuore che in questo momento – un momento che sarà decisivo per una generazione intera – non possiamo permetterci di continuare a fare quello che abbiamo fatto. Abbiamo il dovere di dare ai nostri figli un futuro migliore. Abbiamo il dovere di dare al nostro Paese un futuro migliore. E per tutti coloro che questa notte sognano questo futuro, io dico: cominciamo a lavorare insieme. Uniamoci in uno sforzo comune per tracciare una nuova rotta per l'America. Tra pochissimi mesi, il Partito repubblicano arriverà qui a St. Paul, per la sua convention, con un programma diversissimo. Verranno qui per nominare come candidato alla presidenza John McCain, un uomo che ha servito questo Paese eroicamente. Io rendo onore a quello che ha fatto sotto le armi, e rispetto i tanti risultati che ha ottenuto, anche se lui sceglie di negare i miei. Non è sul piano personale che sono in disaccordo con lui: sono in disaccordo con le misure che ha proposto in questa campagna. Perché se da un lato John McCain può legittimamente rivendicare momenti di indipendenza dal suo partito in passato, non è questa indipendenza il tratto distintivo della sua campagna presidenziale. Non è cambiamento se John McCain ha deciso di schierarsi dalla parte di George Bush nel novantanove per cento dei casi, come ha fatto in Senato lo scorso anno. Non è cambiamento quando ci offre altri quattro anni delle politiche economiche di Bush, che non sono riuscite a creare posti di lavoro ben pagati, o ad assicurare i nostri lavoratori, o ad aiutare gli americani a sostenere i costi sempre più alti dell'università; politiche che hanno fatto calare il reddito reale delle famiglie medie americane, che hanno allargato il divario tra il grande capitale e le piccole e medie imprese e hanno lasciato ai nostri figli un debito colossale. E non è cambiamento quando promette di proseguire, in Iraq, sulla strada di una politica che chiede tutto ai valorosi soldati, uomini e donne, che servono nelle nostre forze armate, e non chiede nulla ai politici iracheni, una politica in cui tutto quello che cerchiamo di ottenere sono ragioni per rimanere in Iraq, mentre spendiamo miliardi di dollari al mese in una guerra che non serve nel modo più assoluto a rendere il popolo americano più sicuro. Vi dirò una cosa: ci sono molte parole per definire il tentativo di John McCain di spacciare la sua acquiescenza alle politiche di Bush come una scelta di novità e imparzialità. «Cambiamento», però, non è tra queste. Cambiamento è una politica estera che non comincia e finisce con una guerra che non avrebbe mai dovuto essere autorizzata e non avrebbe mai dovuto essere scatenata. Non verrò qui a far finta che in Iraq siano rimaste molte opzioni valide a disposizione, ma un'opzione improponibile è quella di lasciare i nostri soldati in quel Paese per i prossimi cent'anni, specialmente in un momento in cui le nostre forze armate sono al limite delle loro possibilità, la nostra nazione è isolata e quasi tutte le altre minacce che gravano sull'America vengono ignorate. Dovremo essere tanto accorti nell'uscire dall'Iraq quanto poco accorti siamo stati nell'entrarvi, ma dobbiamo cominciare ad andarcene. È tempo che gli iracheni si assumano la responsabilità del loro futuro. È tempo di ricostruire le nostre forze armate e dare ai nostri veterani l'assistenza di cui hanno bisogno e le indennità che meritano, quando fanno ritorno a casa. È tempo di tornare a concentrare i nostri sforzi sulla leadership di al-Qaida e sull'Afghanistan, e di unire il mondo per combattere le minacce comuni del XXI secolo: il terrorismo e le armi nucleari, i cambiamenti climatici e la povertà, i genocidi e le malattie. Questo è il cambiamento. Cambiamento è capire che per affrontare le minacce dei nostri giorni non basta la nostra potenza di fuoco, ma serve anche la forza della nostra diplomazia, una diplomazia decisa e diretta, in cui il presidente degli Stati Uniti non abbia paura di far sapere a qualsiasi dittatorucolo qual è la posizione dell'America e per che cosa si batte l'America. Dobbiamo tornare ad avere il coraggio e la convinzione per guidare il mondo libero. Questa è l'eredità di Roosevelt, e di Truman, e di Kennedy. Questo è quello che vuole il popolo americano. Questo è il cambiamento. Cambiamento è costruire un'economia che non ricompensi soltanto i ricchi, ma il lavoro e i lavoratori che l'hanno creata. È comprendere che le difficoltà che devono affrontare le famiglie dei lavoratori non possono essere risolte spendendo miliardi di dollari in altri sgravi fiscali per le grandi aziende e per i ricchi supermanager, ma offrendo uno sgravio fiscale alla classe media, e investendo nelle nostre infrastrutture fatiscenti, e cambiando il modo di usare l'energia, e migliorando le nostre scuole, e rinnovando il nostro impegno in favore della scienza e dell'innovazione. È comprendere che rigore di bilancio e prosperità diffusa possono andare a braccetto, come accadde quando era presidente Bill Clinton. John McCain ha speso un mucchio di tempo a parlare di viaggi in Iraq, in queste ultime settimane, ma forse se avesse speso un po' di tempo a viaggiare nelle città grandi e piccole che sono state colpite più duramente di tutte da questa economia – nel Michigan, nell'Ohio e proprio qui in Minnesota – comprenderebbe che tipo di cambiamento sta cercando la gente. Forse se andasse nell'Iowa e incontrasse la studentessa che dopo un giorno intero a seguire le lezioni lavora la notte e nonostante questo non riesce comunque a pagare le cure mediche per una sorella ammalata, capirebbe che lei non può permettersi altri quattro anni di un sistema sanitario che va a vantaggio solo di chi è ricco e sano. Lei ha bisogno che noi approviamo una riforma sanitaria che garantisca un'assicurazione a tutti gli americani che la desiderano, e che faccia scendere il costo dei premi assicurativi per tutte le famiglie che ne abbiano bisogno. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Forse se andasse in Pennsylvania e incontrasse l'uomo che ha perso il suo lavoro ma non ha neanche i soldi per pagarsi la benzina per girare alla ricerca di un altro lavoro, capirebbe che non possiamo permetterci altri quattro anni di dipendenza dal petrolio dei dittatori. Quell'uomo ha bisogno che noi approviamo una politica energetica che insieme alle case automobilistiche migliori i parametri di efficienza energetica dei carburanti, e che faccia in modo che le grandi aziende paghino per l'inquinamento che producono, e che faccia in modo che le compagnie petrolifere investano i loro profitti da record in un futuro di energia pulita; una politica energetica che creerà milioni di nuovi posti di lavoro ben pagati e che non potrà essere delegata ad altri Paesi. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno. E forse se avesse passato un po' di tempo nelle scuole della Carolina del Sud o di St. Paul, o dove ha parlato questa sera, a New Orleans, capirebbe che non possiamo permetterci di lesinare soldi per il programma per l'infanzia No Child Left Behind; che è un dovere verso i nostri figli investire nell'istruzione per la prima infanzia, reclutare un esercito di nuovi insegnanti e offrire loro una paga migliore e maggiore sostegno, decidere finalmente che in questa economia globale l'occasione di avere un'istruzione universitaria non dovrebbe essere un privilegio riservato a pochi ricchi, ma un diritto inalienabile di ogni americano. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno in America. È per questo che io corro per la presidenza. L'altra parte verrà qui a settembre e offrirà una serie di politiche e di posizioni molto diverse, e questo è un dibattito che io aspetto con impazienza. È un dibattito che il popolo americano si merita. Ma quello che non si merita è un'altra elezione governata dalla paura, dalla diffamazione e dalla divisione. Quello che non sentirete da questa campagna o da questo partito è quel genere di politica che usa la religione come un elemento di divisione e il patriottismo come una clava, quella politica che vede i nostri avversari non come concorrenti da sfidare ma come nemici da demonizzare. Perché noi possiamo definirci Democratici e Repubblicani, ma siamo prima di tutto americani. Siamo sempre prima di tutto americani. Nonostante quello che ha detto stasera l'ottimo senatore dell'Arizona, io ho visto molte volte, nei miei vent'anni di vita pubblica, persone di idee e opinioni differenti trovare un terreno d'incontro, e io stesso in molte occasioni ho creato questo terreno d'incontro. Ho camminato sottobraccio con leader di quartiere nel South Side di Chicago, e ho visto stemperarsi le tensioni tra neri, bianchi, e ispanici mentre lottavano insieme per avere un buon lavoro e una buona istruzione. Sono stato seduto a uno stesso tavolo con rappresentanti della magistratura e delle forze dell'ordine e sostenitori dei diritti umani per riformare un sistema della giustizia penale che ha mandato tredici innocenti nel braccio della morte. E ho lavorato insieme ad amici dell'altro partito per garantire un'assicurazione sanitaria a un maggior numero di bambini e uno sgravio fiscale a un maggior numero di famiglie di lavoratori; per frenare la proliferazione delle armi nucleari e per fare in modo che il popolo americano sappia dove vengono spesi i soldi delle sue tasse; e per ridurre l'influenza dei lobbisti che troppo spesso stabiliscono le priorità a Washington. Nel nostro Paese, io ho scoperto che questa collaborazione non avviene perché siamo d'accordo su ogni cosa, ma perché dietro a tutte le etichette e false divisioni e categorie che ci definiscono, al di là di tutti i battibecchi e le schermaglie politiche a Washington, gli americani sono un popolo onesto, generoso, compassionevole, unito da sfide e speranze comuni. E in certi momenti, è a questa bontà di fondo che si fa appello per tornare a far grande questo Paese. Così è stato per quel gruppo di patrioti riuniti in una sala a Filadelfia, che dichiararono la formazione di una più perfetta unione; e per tutti coloro che sui campi di battaglia di Gettysburg e di Antietam [luoghi di importanti battaglie della Guerra di secessione, ndt] si impegnarono fino allo spasimo per salvare quella stessa unione. Così è stato per la più grande delle generazioni, che sconfisse la paura stessa e liberò un continente dalla tirannia facendo di questo Paese una terra di opportunità e prosperità senza limiti. Così è stato per i lavoratori che hanno tenuto duro nei picchetti; per le donne che hanno infranto il soffitto di cristallo; per i bambini che sfidarono il ponte di Selma [allusione a un famoso episodio delle lotte per i diritti civili degli anni '60, ndt] per la causa della libertà. Così è stato per ogni generazione che ha affrontato le sfide più grandi, contro ogni speranza, per lasciare ai loro figli un mondo che è migliore, più buono e più giusto. E così dev'essere per noi. America, questo è il nostro momento. Questa è il nostro tempo. Il tempo di voltare pagina rispetto alle politica del passato. Il tempo di apportare una nuova energia e nuove idee alle sfide che abbiamo di fronte. Il tempo di offrire una direzione nuova al Paese che amiamo. Il viaggio sarà difficile. La strada sarà lunga. Io affronto questa sfida con profonda umiltà e consapevolezza dei miei limiti. Ma l'affronto con una fede illimitata nella capacità del popolo americano. Perché se siamo pronti a lavorare per questo obbiettivo, e a lottare per questo obbiettivo, e a credere in questo obbiettivo, allora sono assolutamente certo che le generazioni future potranno guardarsi indietro e dire ai nostri figli che questo fu il momento in cui cominciammo a offrire assistenza sanitaria per gli ammalati e un buon lavoro ai disoccupati; questo fu il momento in cui l'innalzamento dei mari cominciò a rallentare e il nostro pianeta cominciò a guarire; questo fu il momento in cui mettemmo fine a una guerra e garantimmo la sicurezza della nostra nazione e ripristinammo l'immagine dell'America come ultima e migliore speranza per il pianeta. Questo fu il momento – questo fu il tempo – in cui ci unimmo per ricostruire questa grande nazione in modo tale da rispecchiare la nostra vera identità e i nostri più alti ideali. Grazie, che Dio vi benedica e che Dio benedica l'America.
![]() 04 novembre Today's the Day, Tomorrow the Future.03 novembre Before Sunrise
ci stanno mandando dei segni inequivocabili 24 ore per pensarci bene per dare un senso ad un diritto per dare un senso ad un dovere Eh sì che dovremmo votarlo anche noi il presidente degli Stati Uniti, in quanto suoi sudditi. Non Piove. Ma è come se. I've got only one word for You: Tomorrow. a Madelyn Dunham vaLe |
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